Il ‘caso’ della Nebulosa ‘scomparsa’!

Nel Febbraio del 2004 un astronomo amatoriale statunitense, Julian W. (Jay) McNeil, aveva annunciato la scoperta di una nuova nebulosa all’interno della piú grande ed estesa Messier 78, nella costellazione di Orione. Ora questo oggetto celeste é (nuovamente) scomparso.

L’immagine di apertura –© ESO/McNeil- la mostra in tutta la sua bellezza, con delicate volute fumose illuminate da una stella posta dietro la nebulosa stessa. Si tratta infatti di un oggetto celeste definito come nebulosa a riflessione, ovvero una nube interstellare di polveri che riflette la luce di stelle vicine. L’energia fornita dalla stella non é abbastanza per formare una nebulosa ad emissione (formata da gas ionizzati all’interno della stessa nube) ma é sufficiente per illuminare porzioni dell’oggetto celeste.

Nell’immagine a sinistra –© ESO/Igor Chekalin– possiamo apprezzare l’intero complesso della zona nebulare di Messier 78, di ben 5 anni luce di diametro (per comprendere questo numero, circa 316000 volte la distanza Terra/Sole, o 4.73 * 10^13 km!). La nebulosa di McNeil si puó intravedere verso l’angolo in basso a destra, la porzione piú luminosa circondata da polveri piú scure.

Dopo la scoperta venne avviata una campagna di osservazione da parte dei maggiori telescopi terrestri disponibili, che confermarono il fatto che la sua visibilitá fosse una condizione recente e soprattutto, transiente. Infatti la stessa appariva solamente in alcune lastre fotografiche del 1966, ma in nessun’altra tra il 1951 ed il 1991. Inoltre, la nebulosa non fu visibile da qualche mese dopo la sua prima osservazione fino al 2008, quando riapparve nuovamente. Un vero mistero cosmico.

Tuttavia, dopo studi effettuati in vari istituti sparsi intorno al mondo, una ricerca preliminare da parte del Dottor Bo Reipurth, dell’Universitá delle Hawaii ha evidenziato come la nebulosa sia stata illuminata dalla stella presente alla sua punta inferiore (V1647 Orionis, con un raggio di 3 volte il nostro Sole) quando la stessa ha generato imponenti eruzioni di materia. Questi ‘outburst’ hanno avuto l’effetto di incrementare la luminositá dell’astro, e di illuminare le polveri circostanti come conseguenza.

Nell’immagine a destra –© ESO/T. A. Rector/University of Alaska Anchorage, H. Schweiker/WIYN e NOAO/AURA/NSF e Igor Chekalin– abbiamo un immediato paragone tra uno dei momenti di massima illuminazione ed uno dei momenti di minima. Osservate come l’aspetto della nebulosa stessa cambi radicalmente, quasi a scomparire del tutto una volta che l’outburst della stella é giunto a conclusione.

Osservare tali eventi, di proporzioni letteralmente stellari, su una stella molto giovane (di una etá compresa dai soli 100000 e 500000 anni – per paragone, il nostro Sole ha giá 4.6 miliardi di anni) é un’occasione unica di studiare la formazione di questo tipo di astri, dato che gli stessi eventi hanno durata breve, da alcuni mesi ad un massimo di alcuni anni.

La stella in questione é quindi la responsabile per il comportamento irregolare di questa nebulosa, illuminandola a tratti alterni come un faro illumina una notte nebbiosa. Il paragone é piú che adatto, dato che si passa dai momenti di quiescenza dove la stella ha appena 9 volte la luminositá del nostro Sole, fino a quelli di eruzione, dove si raggiunge anche il valore di 44 volte la luminositá solare.

Quando riapparirá? Al momento non é dato saperlo. Potrebbero passare mesi, anni, prima che la stella abbia un altro outburst e illumini nuovamente la nebulosa. Oppure abbiamo assistito all’ultimo evento prima della stabilizzazione definitiva dell’astro? Queste sono meraviglie del cosmo, sempre pronte per essere apprezzate!

Una curiositá per chiudere l’articolo. Questa stella, e la Nebulosa di McNeil sono distanti 1300 anni luce da noi. Quindi, quello che possiamo osservare ‘in diretta’ in realtá é giá accaduto 1300 anni fa, quando la Terra era nel pieno dell’Alto Medioevo!

 

Buone Osservazioni e Cieli Sereni a Tutti!

Giuseppe Petricca

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