Oltre Plutone – Ultima Thule

Ultima Thule.

Un nome, o una definizione, che é nella nostra storia da secoli, sin da quando l’esploratore greco Pytheas, vissuto nel 300 a.C. parló di Thule come una lontana terra di fuoco e ghiaccio, nel quale il Sole non tramontava mai. Si pensa che questa fosse una descrizione dell’attuale Islanda, ma le prove a nostra disposizione non sono completamente certe al riguardo.

Piú in avanti, con il passare dei decenni, nella letteratura classica e medievale il nome Ultima Thule ha acquisito un significato metaforico, stante ad indicare luoghi e terre lontane, oltre i confini del mondo conosciuto.

E proprio oltre i confini del conosciuto che la sonda New Horizons, lanciata nel 2006 e che ci ha ritrasmesso le prime immagini in assoluto del lontano pianeta nano Plutone, sta per raggiungere un’altra pietra miliare nel suo viaggio esplorativo. Nella notte del nuovo anno infatti transiterá a meno di 3500 km dall’oggetto celeste (circa 9 volte la distanza tra la Terra e la Stazione Spaziale Internazionale, e circa un centesimo della distanza media tra la Terra e la Luna) ad una velocitá di oltre 50000 km/h, scattando foto ad alta risoluzione della superficie di questa ‘roccia’ ghiacciata, delle dimensioni di circa 20 km.

Perché l’esplorazione di oggetti cosí lontani é tanto importante da iniziare una campagna di osservazione nel 2014, da parte del Telescopio Spaziale Hubble, che ha portato alla scoperta di 2014 MU69 (il suo nome tecnico)?

La ragione principale dietro l’entusiasmo dei ricercatori va a ricercarsi nel fatto che Ultima Thule é un mondo antico, primitivo. É in orbita intorno al Sole nelle distanti distese gelide della Fascia di Kuiper (un disco che si estende dall’orbita di Nettuno fino a circa 50 UA dal Sole, simile alla fascia di asteroidi tra Marte e Giove, ma molto piú esteso e fino a 200 volte piú massivo) sin da piú di 4 miliardi di anni fa. Era giá lí quando i pianeti, la nostra Terra inclusa, si stavano formando. Era lí quando i primi oceani, i primi batteri, le prime forme di vita vegetali ed animali si svilupparono sulla superficie, ed era lí quando i dinosauri camminavano sul suolo e solcavano i cieli del pianeta.

E’ inoltre un mondo gelido, con temperature medie che durante la sua orbita (che dura quasi 300 anni terrestri!) sono di poche decine di gradi sopra lo zero assoluto (-273.15°C), che hanno aiutato a preservare le sue caratteristiche nei millenni.

In sostanza, é una capsula del tempo rimasta intoccata per miliardi di anni, che getterá una luce del tutto nuova sulla formazione del nostro Sistema Solare. L’osservazione della sua superficie, dei suoi crateri, fornirá informazioni sulla sua composizione geologica, e anche del numero di piccoli oggetti celesti nella stessa Fascia di Kuiper.

Nell’immagine qui sopra possiamo vedere quanto effettivamente sia lontano questo oggetto celeste, con l’orbita della Terra (che ricordo essere di circa 150 milioni di km di diametro approssimativo) che rimane l’oggetto piú piccolo nel diagramma.

Al momento della scrittura di questo articolo mancano 3 giorni, 19 ore e 4 minuti dall’arrivo al punto di minima distanza, con ancora circa 4.7 milioni di km da percorrere per New Horizons. Quando le immagini classificate come maggiormente importanti arriveranno a Terra per prime (la trasmissione impiega quasi 5 ore a coprire l’intero tragitto) potremo tutti osservare questo strano, nuovo mondo.

Una curiositá, a chiudere il pezzo. Ultima Thule é cosí distante dal Sole che solo una frazione della sua luce riesce a raggiungerlo, se paragonata a quella disponibile sulla Terra. Per provare ad immedesimarci in un ipotetico astronauta che si trovasse sulla sua superficie, immaginate questo: nel pieno del giorno, con la maggiore illuminazione possibile, tutta la luce che si ha equivale a quella disponibile sulla Terra nelle notti di Luna Piena. Niente di piú. Un mondo a metá, tra le ombre e il crepuscolo.

Decisamente un mondo oltre i confini.

 

Buone Osservazioni e Cieli Sereni a Tutti!

Giuseppe Petricca

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