“Farout”: ai Confini del Sistema Solare

Pochi giorni fa é stata data la notizia di una nuova scoperta per quanto riguarda il nostro piccolo angolo di galassia, il Sistema Solare. E’ stato infatti rintracciato quello che per ora é il corpo celeste piú distante mai osservato (nome tecnico: 2018 VG18): un pianeta nano delle dimensioni approssimative di circa 500 km di diametro, ad una distanza di ben 120 Unitá Astronomiche (UA) dal Sole.

Per comprendere quanto sia distante dalla stella madre del sistema, considerate che 1 UA equivale alla distanza media tra la Terra e il Sole stesso, ovvero circa 150 milioni di km.

Al momento dell’osservazione, quindi, il piccolo e distante Farout (in Italiano vuol dire letteralmente ‘lontano’) si trovava a ben 18 miliardi di km di distanza dalla stella. Cosí lontano, che solamente una frazione della luce solare riesce a raggiungerlo, e la cui temperatura rimane perennemente di molto sotto lo zero (stiamo parlando di valori dell’ordine di -200°C).

L’immagine allegata é puramente concettuale (non reale) basata sui dati a nostra disposizione, e mostra anche una scala del nostro Sistema Solare. A cura di Roberto M. Candanosa/Carnegie Institution for Science.

 

Si é utilizzata la parola ‘perennemente’ per introdurre la temperatura della superficie di questo pianeta nano, ma bisogna sottolineare che data la distanza e la forma della sua orbita (grafico a sinistra, indicato con 2018 VG18)  un singolo ‘anno’ su Farout equivale probabilmente a piú di 1000 ‘anni’ terrestri!

Queste sono le ‘magie’ che l’osservazione astronomica del cielo puó portare a tutti. Seppur trovandoci ancora nel Sistema Solare, dove vi é la nostra azzurra Terra, un mondo che conosciamo bene, vi sono anche mondi che potrebbero essere definiti ‘alieni’, secondo alcuni canoni della fantascienza classica.

Farout é un esempio di un pianeta ai confini, freddo, estremo, con una colorazione tendente al rosato, che indica la possibile presenza di toline sulla sua superficie ghiacciata. Questi sono composti che si formano grazie all’interazione tra la luce ultravioletta, proveniente dal Sole (oppure da irradiazione da raggi cosmici), e composti contenenti carbonio, come l’anidride carbonica o l’etano, spesso in combinazione con l’azoto. Le toline non si formano naturalmente sulla Terra dei nostri giorni, ma sono abbondanti nei corpi celesti del Sistema Solare esterno.

2018 VG18 non é il primo oggetto cosí lontano ad essere stato scoperto, e sicuramente in futuro ve ne saranno molti altri. Negli anni passati un pianeta nano dal codice 2015 TG387 venne scoperto ad una distanza di 84 UA dal Sole, e fu rilevante in quanto venne teorizzato che la sua orbita fosse influenzata da un ipotetico nono pianeta, di dimensioni fino a quattro volte maggiori rispetto a quelle della Terra, che deve essere ancora rintracciato nelle regioni piú distanti del Sistema.

Ad oggi, questo fantomatico pianeta non é ancora stato trovato, e sono state avanzate molte ipotesi sulla sua origine, tra le quali l’essere il nucleo di un pianeta gassoso (molti dei giganti gassosi come Giove e Saturno possono avere una porzione centrale solida, che puó rimanere esposta allo spazio una volta che l’atmosfera circostante viene persa), oppure che si trovasse nelle porzioni piú lontane del Sistema Solare a causa della sua orbita fortemente eccentrica, andata modificandosi nel corso dei millenni, oppure ancora che sia un pianeta interstellare (pianeti che vagano liberi nello spazio, non essendo gravitazionalmente legati a nessuna stella) catturato dalla gravitá del Sole, e molte altre.

Accontentiamoci quindi di fare la conoscenza di quello che, per ora, é il corpo celeste piú distante mai osservato. E’ sempre un’emozione avere la consapevolezza che, anche nel nostro piccolo quadrante d’universo, ci siano ancora moltissime cose a noi ignote, pronte per essere scoperte.

 

Buone Osservazioni e Cieli Sereni a Tutti!

Giuseppe Petricca

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