Un Sole al tramonto… particolare.

Apriamo questo articolo direttamente con la foto che utilizzeremo nel trattarlo! Una stupenda immagine che è il risultato di una composizione digitale di un panorama reale di un favoloso tramonto, in Svezia, con il Sole stesso ripreso attraverso un telescopio dotato di un filtro H-Alpha, e messo in scala per combaciare completamente con quello che era possibile vedere nella realtà.

Credit & Copyright: Göran Strand


La vista è di sicuro impatto, e che rimane nella memoria. Ma perchè è così peculiare? Perchè ci permette di immaginare, per un attimo, come potrebbero essere i tramonti terrestri se i nostri occhi potessero vedere queste singole lunghezze d’onda. Forse i più conservatori si lamenterebbero, forse altri acclamerebbero la cosa, ma la questione sicura è che sarebbe stata certamente una vista ‘nuova’. O forse no, perchè avendo a disposizione occhi che dal principio potevano osservarla, sarebbe stata per noi la ‘normalità’!

Tuttavia, passiamo a parlare di cosa stiamo guardando. Sappiamo già che filtrando a varie lunghezze d’onda, con appositi e professionali strumenti (ricordate, MAI osservare il Sole senza protezioni o altre attrezzature adatte, dato che la cosa può causare danni irreparabili solo in pochi secondi), la nostra stella, riusciamo a percepire strutture, dettagli e informazioni che altrimenti il nostro occhio non riuscirebbe a catturare. Le immagini che arrivano dalla sonda SDO – Solar Dynamic Observatory – ne sono una chiara testimonianza, e potete vederle, in quasi tempo reale, da questo sito: http://sdo.gsfc.nasa.gov/data/

In questa stupenda composizione, osserviamo un panorama terrestre dell’isola di Frösön, vicina alla città di Östersund, in Svezia. Insieme a questo, come detto, una composizione della nostra stella ripresa in H-Alpha. Ma cosa vuol dire?
Stiamo riprendendo, dal nome, quello che si vede nella linea spettrale Hydrogen-Alpha, alla lunghezza d’onda di 656.28 nanometri (1 nanometro è equivalente a 1.0 × 10^-9 metri), e questo ci permette di osservare una infinità di dettagli in più rispetto a quello che si osserverebbe classicamente con un normale filtro solare.

Possiamo notare dei lunghi filamenti, di colore più chiaro o più scuro, dipanarsi sulle enormi distanze della superficie solare: sono delle prominenze che si estendono dalla superficie stessa verso l’alto, e sono buoni indicatori di zone ad interessante campo magnetico. Poi si osservano delle zone marcatamente più scure, e queste mostrano i nuclei più freddi (circa 4000°C rispetto ai 5500°C della superficie circostante) delle cosiddette macchie solari, anche queste sempre in stretto monitoraggio per gli eventuali flare che possono rilasciare. Per referenza, un flare è una improvvisa emissione di energia causata da intensa attività del campo magnetico locale, e che a volte possono rilasciare materia, sottoforma di plasma, nello spazio, nelle cosiddette CME – Coronal Mass Ejections. Possiamo infine notare una ragnatela di strutture piccole e grandi, che danno una vera e propria tridimensionalità alla stella che ci permette di essere oggi sul nostro pianeta, e che ci fanno rendere conto di quanto questa sia estremamente attiva ed energica in ogni istante!

Un ringraziamento speciale va a Göran Strand per aver messo a disposizione questa stupenda immagine, che mi ha dato subito l’idea per questo piccolo pezzo. Potete trovare molti altri suoi lavori a questi indirizzi:

Sito Web – http://www.astrofotografen.se
Facebook – http://www.facebook.com/fotografgoranstrand
Twitter – http://twitter.com/Astrofotografen
Instagram – http://instagram.com/Astrofotografen

G. Petricca

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