La Luna… all’85%

Due giorni fa, il 22 Ottobre, il cielo si è presentato notevolmente terso, ideale per una osservazione visiva e per qualche ripresa fotografica del nostro satellite naturale. Che, permettetemi di dirlo, ha sempre qualcosa da mostrare, non importa quante volte lo si osservi! Aggiungo una piccola premessa: molti dei dettagli che qui descrivo tramite le mie fotografie sono osservabili con strumentazione che parte dal piccolo telescopio (intorno ai 60x di ingrandimenti) in su. Quindi, per quanto riguarda occhio nudo e binocoli, questo post non è proprio dedicato a loro, in quanto li ‘sorpassa’ un po’.

Poco dopo le 22, dopo aver posizionato da circa un’ora la strumentazione per trovarsi preparati, ecco il nostro satellite ben pronto e ben alto sopra l’orizzonte locale. Con il cielo che c’era non si poteva certamente rimandare! Gli scatti che potete osservare, sono realizzati con una digitale bridge (non reflex) con questi dati: ISO 100, f4.5, 1/60″ exp. La tecnica utilizzata è quella del metodo afocale, ovvero di porre la macchina fotografica all’uscita del portaoculari del telescopio: in questo modo lo strumento stesso diventa un enorme teleobiettivo a nostra disposizione.

Questo che potete vedere sopra è una composizione, ovviamente digitale, di due scatti: uno effettuato a colori e uno effettuato in b/n, distanti pochi secondi l’uno dall’altro, per effettuare una comparazione il più esatta possibile.

Appare già evidente una colorazione in tonalità differenti nell’immagine a colori, in particolare nel Mare Tranquillitatis, nel Mare Insularum, Mare Vaporum e Nubium (tutte le porzioni più scure che hanno una tonalità tedente al blu). Perchè possiamo osservare questo fenomeno? Semplicemente, è la testimonianza della diversa composizione geologica superficiale di quelle zone della Luna rispetto a quelle circostanti. Con il telescopio si arrivavano a riconoscere altre ‘sottozone’ di colori variabili all’interno di altri Mari, ma in fotografia di questo tipo è il massimo della definizione alla quale si riesce ad arrivare con la digitale a mia disposizione. Nell’immagine sotto, potete vedere una versione più grande della prima della composizione, dove i colori sono nettamente più evidenti.

E usiamo questa, invece dello scatto in b/n (che però come avete potuto osservare, specie nella versione HiRes, mostra infiniti dettagli in più) per una sommaria descrizione di quel che si poteva vedere sulla linea del terminatore (il confina tra luce ed ombra), partendo da nord.

Iniziamo con una coppia che è impossibile non osservare in questa fase, ovvero la coppia vicina di crateri Atlas (il più grande) ed Hercules, che si stagliano benissimo sulla superficie del satellite. Scendendo un po’ più in basso osserviamo alcuni crateri ricolmi ai margini del Mare Serenitatis, ovvero il piatto e grande Posidonius, e il semicirco di Le Monnier, ancora più in basso appare evidentissimo in questa fase Macrobius, e proprio sulla linea del terminatore, quasi al livello dell’equatore Lunare, il piatto Tauruntius.

Scendiamo al livello dell’equatore, o poco sotto, trovando il ‘deforme’ Gutenberg, e sulle rive del Mare Nectaris i Montes Pyrenaeus, molto suggestivi con ombre decisamente stagliate a 154x. Sempre sulle rive dello stesso mare, il il circo di Teophilus a nordovest e il semicirco del grande Fracastorius a sud. Rintracciabile, proprio sotto questo, il cratere dal picco centrale Piccolomini.

Per concludere l’osservazione, arriviamo ad una doppia formazione che in questa fase da il suo meglio, ovvero la coppia Janssen/Hommel. Non sono crateri vicini, ma nel loro insieme, a 100x sono molto suggestivi.
Partendo dal primo, rintracciamo molto facilmente l’enorme Janssen, circo dal fondo martoriato e piatto, con più di una Rima (spaccatura del terreno lunare) al suo interno (la più famosa che lo taglia per tutto il diametro, Rima Janssen) e sul bordo settentrionale la coppia Metius e Fabricius. Poco sotto, il terzetto (che in realtà è un quartetto con il cratere Hommel C) composto a forma di icona di ‘Topolino’ -il fumetto- da Pitiscus, Vlacq e Hommel stesso.

Insomma, c’è sempre tantissimo da guardare sul nostro satellite! Se è la prima volta che vi approcciate allo sguardo nel dettaglio della superficie Lunare, non demoralizzatevi, anche io all’inizio non ricordavo i nomi di un decimo dei crateri elencati! Cercandoli su internet, riuscirete a rintracciarli uno dopo l’altro, e ad iniziare a ‘viaggiare’ su un mondo che ha molto da far vedere, anche se non in technicolor come il nostro!

G. Petricca

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